LA VERITÀ SULLA BIOPLASTICA

10 diversi tipi di tessuti. Immersi a 10 metri in acque oceaniche, per 428 giorni.

Questo è stato l’esperimento condotto da degli studiosi pubblicato su PLOS One per indagare la capacità di tessuti naturali, sintetici e misti di biodegradarsi nell’oceano. I risultati sono stati rivelatori.

Tra materiali in cellulosa a base di legno (come il lyocell o la viscosa), cellulosa naturale (cotone), bioplastica e plastica a base di petrolio, solo i primi due si sono smaltiti nel modo corretto nel giro di 30 giorni. Bioplastica e plastica a base di petrolio non hanno subito nessuna variazione e si sono conservati perfettamente dopo un anno dalla loro immersione.

La bioplastica si differenzia dalla plastica per il suo processo di produzione: mentre la seconda è il risultato della raffinazione del petrolio, la prima viene creata da fonti rinnovabili come l’amido di mais o la canna da zucchero. Per questo può essere considerata biodegradabile?

Dimitri Deheyn, uno degli autori dell’esperimento afferma quanto il prefisso “bio” sia ingannevole.

Sarah-Jeanne Royer, che ha coordinato lo studio, ha sottolineato: “I risultati mettono in evidenza l’importanza di condurre test standardizzati per verificare se i materiali presentati come biodegradabili o compostabili lo siano effettivamente nell’ambiente naturale e non solo in contesti industriali.”

Alla luce di queste scoperte, cosa possiamo fare? Attualmente, circa il 62% dei tessuti prodotti (pari a circa 68 milioni di tonnellate) è costituito da plastica o materiali plastici misti, che perdurano nell’ambiente per decenni o addirittura secoli. I tessuti sintetici contribuiscono all’inquinamento rilasciando microfibre durante i lavaggi in lavatrice.

Pertanto, è essenziale adottare comportamenti più responsabili per ridurre l’inquinamento degli oceani. Questi potrebbero includere la riduzione degli acquisti di abbigliamento (soprattutto evitando il “fast fashion”) e la preferenza per tessuti di alta qualità realizzati con materiali naturali. L’opzione dell’acquisto di abiti di seconda mano favorisce l’economia circolare e rappresenta un’alternativa sostenibile.

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